NON "VUOTI A PERDERE" MA "VUOTI A RENDERE" - II Tempo Ordinario (Anno C)

Anche se quella di oggi è definita la “società complessa”, anche ai tempi di Gesù i problemi non sono mai mancati: problemi sociali, politici, religiosi, relazionali, malattie, guerre... Ma in questa pagina del Vangelo di Giovanni, che consacra il Figlio di Dio alla vita pubblica, sembra che Gesù ignori tutto questo e decida di partire da una situazione più facile: una festa. Una festa di nozze. Potremmo dire: il mondo brucia e Colui che ha la pretesa di esserne il Salvatore sceglie qualcosa di marginale rispetto ai drammi del mondo. E a rincarare la dose il Vangelo chiama quello di Cana non solo come il primo dei segni in senso cronologico, ma "principe dei segni", la matrice, il modello di tutti gli altri segni e miracoli. Una festa di nozze per dirci cosa? Per ricordarci che l’amore è la cosa principale da seguire in questo mondo e nelle nostre vite, la matrice del bene, modello di bontà. Quante volte molte persone portano con sé un senso di insoddisfazione o di rammarico perché non sanno se hanno proprio fatto la loro scelta giusta nella vita: nell’ambito formativo, lavorativo, vocazionale... ma se avessi scelto questo anziché quello forse le cose sarebbero andate diversamente!…Certo che sì, ovvio! Ma il discernimento non va posto tanto fra “se avessi fatto il filosofo anziché l’operaio”...la scelta principe della vita è quella dell’amore. E in qualunque situazione o guaio tu ti sia andato a cacciare puoi scegliere se amare oppure no.

Ricordiamo tutti quel meraviglioso inno di s. Paolo - l’inno alla carità - dove ci viene detto: se avessi questo o quel dono, se conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, se possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne - mica robetta!- ma non avessi l’amore... IO SONO NULLA. Ecco, Gesù mette al centro della sua attività pubblica, al centro della sua vita, l’amore. E partendo dal matrimonio, festa che per eccellenza celebra l’amore, vuole anche ricordarci che tra uomo e Dio c’è come un rapporto nuziale. Un legame sponsale, non un rapporto legalistico, giudiziario, penitenziale, ma un rapporto di amore intimo e profondo, viscerale, che fa pensare più ad un giorno di festa che ad un giorno come gli altri. In questo senso il matrimonio diviene il paradigma di tutte le relazioni: al suo interno si presenta l'amore filiale, quello paterno e materno, quello spirituale, quello amicale. Ma in tutti questi rapporti che articolano il dono meraviglioso della vita, ad un certo punto può venire a mancare il vino, che nella Scrittura indica sempre la gioia del cuore, la pienezza: allora ci verrebbe da pensare e dire che sia stata tutta una illusione, tutte fatiche inutili, tutte emozioni e sentimenti finti. In realtà no! È proprio nel momento della crisi che comincia il tempo dell’amore autentico e maturo perché “l’oro si purifica con il fuoco”! Quello della prova non è semplicemente un momento da patire, da subire, non è solamente il momento sbagliato ma quello necessario: quando Gesù parla della sua crisi, quella che lo porterà alla morte di Croce, usa l’espressione “era necessario”: per la vita nuova, per risorgere è necessario passare dalla morte... e niente ci è più necessario della Pasqua di Gesù, che ci autorizza ad andare oltre ogni morte.

Al momento della figuraccia della festa, quando viene a mancare il vino, occorre avere il coraggio di ricominciare da capo, tornare indietro, raccogliere le motivazioni che ci hanno portato a fare certe scelte e considerazioni. Gesù invita a ripartire dalle sei giare, le giare della purificazione, delle abluzioni che si fanno una volta sola ad inizio pasto. Qui si ricomincia da capo: ma sotto lo sguardo e la parola profetica di Gesù. Siamo nel bel mezzo della figuraccia della festa? Cosa facciamo? Magari andiamo dal medico, dallo psicologo, cambiamo casa, facciamo un viaggetto, facciamo shopping, andiamo al mare o in montagna e magari ci dimentichiamo di Dio. Maria, la Madre, ricolma della sapienza del Magnificat che proclama che “Dio ha saziato gli affamati” di vita, ci invita a fare altro: “fate TUTTO quello che vi dirà”. Ti dò una rivelazione: il nostro Dio parla, il nostro Dio vive, il nostro Dio ascolta la tua preghiera e conosce il tuo cuore, conosce se manca vino o se stai facendo acqua da tutte le parti, se nelle tue parole e nelle tue azioni c’è il buon sapore della vita o è tutto così terribilmente annacquato. E Maria ci esorta: “fate tutto quello che vi dirà” ovvero: smetti di obbedire solo a te stesso o alla moda della società, alla legge del denaro, alla legge del tuo comodo, a quella del tuo divano o del tuo televisore, del tuo piacere, e riparti da Dio, impara a conoscere il tuo Dio, che oggi si presenta come il tuo sposo, e obbedisci alla sua volontà, abbandonati davvero fino alla fine come il polline con il vento, come il seme con la terra che muore per nascere! E poi ne riparleremo! La festa della tua vita non è irrimediabilmente rovinata! Il momento della crisi è quello dove si fa sul serio, dove si può festeggiare la Pasqua, quel passaggio cioè dalla morte alla vita, e allora questa obbedienza a quello che ti capita nella vita, in Cristo, diventerà la via d’uscita dai nostri vuoti!

Quando viene a finire il vino, nel Signore Gesù abbiamo ancora un’altra chance: quella che dipende da Lui, il momento della “sua ora”, quando egli verserà il vino migliore per tutti. Quando siamo vuoti e non c’è neanche più una goccia, perché la vita ci ha prosciugati, la crisi ci ha salassati, siamo munti dalle fatiche, anche allora non siamo semplici “vuoti a perdere”, cioè da buttare via, ma “vuoti a rendere”, vuoti cioè da restituire alla nostra origine, al nostro Dio che è amore e sa riciclarci per cose nuove, sa recuperarci dalla fine vicina.

Maria a Cana non si rassegna! Non getta la spugna ma getta la provocazione della fede: "Fate tutto quello che vi dirà!"

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