L'ALGEBRA EVANGELICA: IL MENO È POSSIBILITÀ DI UN PIÙ - XXIII Tempo Ordinario (Anno C)

E ci sono delle pagine del Vangelo, che ci lasciano senza parole, quella di oggi è sicuramente una di quelle, la cui forza e radicalità tolgono ogni facile entusiasmo, ogni slancio nel seguire il Signore: “Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, (vecchia trad. “non odia”) la madre [...] e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo”. Poi ci hanno spiegato che l’ebraico non ha il verbo “preferire”, e che quindi per esprimere priorità bisogna usare la contrapposizione forte e quindi il comparativo… “non odiare” = “chi non mi ama più di suo padre…”. Ma comunque rimane sempre una parola dura!

E mentre meditavo su queste parole mi è venuta in mente la figura di Giobbe. Ve lo ricordate?! Uomo giusto, pio, pieno di beni: campi, buoi, abbondanza di figli e figlie, ma che per un disegno di satana perderà tutto… nonostante questi lutti e dolori rimarrà fedele, e a quel punto satana dirà a Dio “permittimi di toccargli la sua stessa vita e vedrai come ti volterà la faccia”, ed effettivamente a quell’ennesima prova Giobbe scoppia e impreca contro la vita e contro Dio… Adesso non possiamo ripercorrere tutta la storia, ma la vicenda si conclude con un Giobbe che umilmente si riconosce piccolo dinanzi a Dio creatore, al mistero della vita, e senza parole, se non quelle dell’abbandono dice “prima ti conoscevo per sentito dire, ora i miei occhi ti vedono”! E questo brano sapienziale termina con Giobbe che riavrà indietro tutto quanto aveva perso… Mi piace vedere questa dinamica nelle parole di Paolo, nella seconda lettura, scritte a l’amico Filemone per la perdita dello schiavo Onesimo “Per questo forse è stato separato da te per un momento: perché tu lo riavessi per sempre; non più però come schiavo, ma molto più, come fratello!”. Nel cuore del Padre la sottrazione è sempre per una addizione! Per un di più! Solo quando si è disposti a non avere nulla, si incontra il Tutto, si incontra e conosce veramente il Signore, (pensiamo ad Abramo con il figlio Isacco) …quando si perde la vita la si avrà indietro rinnovata, cioè quando il Padre dei cieli diventerà la priorità… Gesù stesso dirà: “chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?” - “Coloro che fanno la volontà del Padre mio”. Cosa voleva dire, di non amare Maria e Giuseppe? Certo che no! Gesù ha imparato da loro l’amore… ma il linguaggio forte e paradossale che ama il vangelo vuole per scuoterci, per aprirci degli interrogativi profondi che finché partiamo da noi stessi e dai nostri familiari resteranno senza via di uscita!

Gesù si rivolge a colui che vuole essere suo discepolo, precisando che occorre “andargli dietro”! Mentre l’entusiasmo ti fa “andare verso”, il che vuol dire avere deciso già la direzione, laFEDE ti fa “mettere dietro”, permette di lasciarsi condurre!

il cristianesimo è questo, non è un buonismo generico, ma è profezia, è novità, grazia… e chiede una priorità, una dichiarata preferenza per le cose del Padre. Non possiamo dire “venga il tuo regno” e per poi desiderare sotto sotto che si realizzi il progetto del nostro regno, mondo; “sia fatta la tua volontà”, ma poi sotto sotto sperare che si compia il MIO volere…- ma siamo proprio originali! - Cristianesimo E’ seguire il SANTO per diventare SANTI, e “Santo” significa… “separato”… separato dal peccato, dai criteri e ragionamenti piccoli piccoli del mondo, siamo figli di Dio…. cittadini del cielo…

Il libro della Sapienza ci ricordava: che “Timide e incerte sono le nostre riflessioni e nostri ragionamenti” - «Quale uomo può conoscere il volere di Dio? L’uomo Gesù! Per capirci qualcosa occorre seguire chi ha capito più di noi.

Allora se vuoi seguire Gesù, poiché sembra che non ami le cose lasciate a metà, occorre, come quando devi costruire una torre, metterti attorno ad un tavolino, e calcolare i mezzi e le risorse che hai; così come quando devi scendere in battaglia, occorre, fare i conti con la forza che hai in termini di uomini, armi… ma poi - e così si concludeva il Vangelo - paradosso dei paradossi, una volta fatti tutti i conti, occorre staccarci anche dai calcoli stessi, “chi non lascia tutti i suoi beni - tutti suoi calcoli - non può essere mio discepolo” - perché Dio non è un ragioniere, e l’amore, già lo ricordavamo, non è il pareggio dei conti, ma è sempre sbilanciato verso il bene, il dono… Siamo invitati a “scegliere davvero” Cristo e a non essere in balia dell’entusiasmo,

E l’ultimo dei consigli era quello di seguirlo prendendo ciascuno la propria croce, non si tratta qui di indicare con il termine “croce”, gli episodi sfortunati che ci capitano nella vita, ma fare una scelta di stile: un invito a preferire quello che Gesù preferiva, per vivere una vita come la sua che sapeva amare come nessun altro sapeva fare, e con il coraggio di prendere anche quella parte di dolore che ogni amore porta con sé.

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