AGGIUNGI UN POSTO A TAVOLA - XXII Tempo Ordinario (Anno C)

E Gesù ci insegna che anche un invito a pranzo può essere un’occasione propizia per annunciare e ricevere salvezza e buone notizie…

Certo è, che se sei invitato ad un lauto pranzo, e non hai appetito, o hai già mangiato prima, oppure hai il tempo contato, non sarà proprio un bel momento!

In base alla fame di vita che abbiamo, vivremo…!! In base alla fame di Parola di Dio che avremo conosceremo il mistero della nostra fede!

Non tutta la fame è buona, non tutte le portate sono uguali: c’è il salato e c’è il dolce, il dolce e l’amaro, c’è il duro e il tenero… l’aspro e il pepato… E poi anche e soprattutto, non tutto ciò che possiamo mangiare ed ingurgitare, ci fa bene… E in tutta questa scena biblica sembra quasi venga innestata una lezione di galateo, di buone maniere: quando vieni invitato ad un banchetto non metterti al primo posto… E la questione del “posto da occupare” nella vita, è al centro del messaggio di oggi…

Quante volte nelle diverse situazioni ci sentiamo come un pesce fuor d’acqua, fuori posto, quante altre invece non siamo al pieno delle forze, o la coscienza ci accusa di qualcosa, e diciamo che non ci sentiamo a posto… e ancora qual è il mio posto in questo mondo, in questa società, nella comunità… Dove mi colloco, Mi sento escluso dagli altri? E fondamentalmente c’è un posto anche per me?!

Se hai fame di vita quel banchetto è il tuo posto… e non dovrai fare chissà quali cose per averne parte. E non dovrai neppure pagare il canone per avere un posto d’onore… Quante volte viviamo con la smania di conquistarci il primo posto, il posto in prima fila, ma per il Signore non sei un abbonato RAI con il posto in prima fila, sei un figlio del suo amore, e la sua logica, il suo stile non approva quell’agitazione che talvolta ci fa pure perdere il sonno, e che è la corsa per i primi posti… Noi viviamo nell’inganno che se quel posto, il primo, non è il nostro allora staremo in piedi o neppure prenderemo parte a quel banchetto! Ma Gesù colui che fin dai suoi inizi ha sperimentato la “difficoltà del posto”… In quella notte a Betlemme “non c’era posto nell’albergo”.. Anche questo lo fa così vicino oggi a questa povera gente “senza posto” ora per un terremoto, ora per un viaggio targato speranza sui barconi… Quel posto non te lo devi prendere tu, quanto ricordarti che ti è già stato assegnato dal buon Dio… e che ti dice sappi che c’è posto per te, e quel posto è unico, libero per te… se non lo occupi tu nessuno te lo ruberà e quella sedia resterà vuota… Ma in questo Regno c’è posto per tutti.. e sarà il posto migliore per te… quello che tirerà fuori il meglio di te.. il posto dell’adunanza festosa dei primogeniti scritti nei cieli di cui parla la seconda lettura, tutti gli eletti saranno primi, non ci sarà bisogno di una gara per occupare i primi posti…

Anzi, se abbiamo capito qualcosa di questa logica-inversa che innalza chi si abbassa: quando sei invitato va a metterti all'ultimo posto! Ma non per falsa umiltà, ma per trovare il fratello e creare un legame, per dare occasione all’altro, per metterlo a proprio agio, per dare onore all’altro : per dirgli “tu sei importante” e io vado all'ultimo posto non perché non valgo, ma perché tu, fratello, sia servito e onorato prima di me, perché io lo so, ne sono sicuro riceverò ugualmente dal mio Signore. L'ultimo posto non è una condanna: è il posto di Dio, venuto per servire e non per essere servito. «La pedagogia di Gesù è «opporre ai segni del potere il potere dei segni» (Tonino Bello), segni che tutti capiscono, che parlano al cuore.)» All’ultimo posto per rovesciare quella insulsa scala di valori della convivenza per interesse e per creare un altro modo di abitare la terra.

E a quel posto è associata una grande ricompensa quella di sentirti dire: “Amico, passa più avanti”, dove ciò che conta di più non è tanto lo scalare di qualche posto, ma quell’“AMICO”… che ti guarda negli occhi e ti dice ti stavo aspettando… io ti conosco.

Questa amicizia può fare la differenza nella nostra vita e spingerci non solo ad essere dei bravi invitati, ma ad essere a nostra volta a prepararatori di banchetti per altri: passando dall’essere ospitati al diventare coloro che accolgono. Questa è la dinamica dell’amore.

Un banchetto che prepariamo e che non è un luogo in cui guadagnare, ma in cui restituire, dove non si fa la partita doppia per verificare se i conti tra me e l’altro sono in pareggio. L’amore non cerca l’equilibrio… l’amore è sempre sbilanciato in qualche modo, perché non accetta misure… e proprio per questo prevede e richiede l’attenzione agli ultimi… Se nella mia lista degli invitati non ci sono i cechi e gli zoppi, vuol dire che la mia vita non è una festa, ma una riunione d’affari.

Impariamo dal banchetto eucaristico lo stile giusto, quello dell’amore donato fino alla fine, quello della mensa preparata dove siamo beati, perché invitati tutti a prenderne parte, a mangiare e a bere… a nutrirci alla fonte dell’amore!


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