VIENE COME UN LADRO PERCHÈ IN TE C'È UN TESORO! - XIX Tempo Ordinario (Anno C)

La liturgia di questa domenica ci parla dell’ATTESA, e l’arte del saper attendere, lo sappiamo bene, richiede tanta pazienza, quella virtù che non a caso viene chiamata la virtù dei forti. - Ed è bello in questo contesto celebrare un anniversario di matrimonio, che dà ancora più concretezza a quanto stiamo dicendo… E il segreto di ogni relazione, ogni legame vero, si muove su queste coordinate: dobbiamo imparare tutti ad attenderci e aspettarci un po’. E occorre essere forti, saldi, per sapere vivere bene quel tempo che scorre, e che rinnova attimo dopo attimo che non ne siamo padroni… Oggi il tempo è sempre più veloce, è un tempo frenetico, è un tempo monetizzato, si dice: “il tempo è denaro”,… per questo il Signore ci RI-mette alla scuola dell’attesa… per richiamarci che - i suoi tempi non sono i nostri tempi! Sappiamo ancora attendere? E soprattutto siamo in attesa di qualcosa? E di qualcuno?

Il memoriale che stiamo celebrando ci ricorda che i cristiani sono un popolo in attesa del Signore che tornerà! Lo crediamo? O non noi non siamo più in attesa di questo ritorno, quasi rassegnati alla sua assenza, un po’ con la delusione del primo atto dei discepoli di Emmaus, che sono smarriti, confusi, arrabbiati… e pensano che la storia della loro fede si sia conclusa negativamente, con un nulla di fatto, e soprattutto si sia conclusa per sempre.

In questi tempi in cui abitare il mondo si fa sempre più insicuro, pericoloso, problematico, violento… siamo, come ci ricordava la Lettera agli Ebrei, in attesa della «città dalle salde fondamenta, il cui architetto e costruttore è Dio stesso??» (11,10). O siamo sfiduciati ed impauriti convinti ormai di essere in preda al regno del male e che non ci sia più niente da dire e da fare… Ecco questo è proprio il gioco subdolo del male… Perché ce ne stiamo rendendo sempre più conto la violenza è generata e alimentata proprio da questa logica, dalla logica dal vuoto: quando non abbiamo più speranza e ragioni per vivere, la vita non vale più niente e quindi la si può prendere, portare via, farne ciò che si vuole….

Quanti di noi stanno attendendo il Signore? Quanti di noi stanno attendendo qualcosa da Lui? E gridano con il salmista: voglio vedere il tuo volto!

La prima lettura ci diceva che “il popolo era in attesa”, in attesa dell’eredità del regno di Dio. Quanti di noi gridano “Venga il tuo Regno”!!

Ecco io credo, cari fratelli, che il Signore oggi voglia aprire i cuori alla speranza, ricordandoci che non abbiamo nessun diritto di mettere noi la parola fine, e neppure di arrenderci ai nostri insuccessi e nostri errori. Questo ci ricorda il giubileo della Misericordia, questo ci richiama continuamente Papa Francesco quando ci dice: “non lasciatevi rubare e portare via la speranza”. Abbiamo il diritto e il dovere della speranza perché non è solo un utopia ma una promessa del Signore!

Gesù ci invita ad essere: « simili a quelli che aspettano il loro padrone […], in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito» (Lc 12,36).

E invita a saper aspettare “con le lampade accese”: con una vita piena di luce. Non rabbia, rancore, tristezza E’ cioè necessario perseverare nel bene, , scegliere comunque di amare, vigilare che nel cuore dimorino cose sensate, i desideri più veri, quelli che sono a prova di ladro e di ruggine… Occorre saper aspettare anche se non si vede niente all’orizzonte, come il padre della parabola del figliol prodigo, anche se tutto sembra parlare al contrario, come è stato per Abramo, per Sara, per Isacco, ma questa è la fede: certezza di ciò che non si vede! dice la lettera agli Ebrei.

Sapete non mi è mai piaciuto molto questo parallelismo con il Signore che viene come un ladro… non è proprio elegante come metafora. Ma poi mi è venuta incontro questa riflessione. Un ladro è colui che è alla ricerca di un tesoro. Ed è colui che se è disposto a rischiare di essere messo in galera, di perdere la faccia non lo fa per nulla, ma perché ha trovato qualcosa di inestimabile valore, di prezioso… Ecco il Signore ci dice di venire come un ladro, per dirci che Lui ha trovato in noi quel tesoro, ha visto in noi quella preziosità, di cui forse anche noi stessi non siamo più capaci di godere, e così rischia tutto per noi, perde la faccia per noi. Sapete per il popolo di Israele la morte che la pena che faceva perdere la faccia era proprio la croce… e Gesù fa tutto questo perché si fida per noi…

Il tesoro più grande che possiamo avere in noi è proprio la perla della fede… che permette di vegliare nell’attesa del Suo ritorno, E allora saremo beati, fortunati, perché se sapremo vivere in questo atteggiamento scopriremo di non essere servi, ma figli amati, serviti dal Signore, di non essere derubati ma coperti dalla sua eredità… che inizia con un po’ di pane e vino…

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