RENDERE CULTO A DIO RENDENDO CULTO ALL'UOMO - XV Tempo Ordinario (Anno C)

La parola oggi ci ha dato la Buona Notizia: c’è una eredità che ci aspetta, ha molti zeri, è una somma importante perché vale la “vita eterna”; e se vogliamo incassarla, la via è l’ascolto e l’obbedienza alla Parola di Dio! Appena sentiamo parlare di ascolto ed obbedienza, ecco che ci facciamo tristi in volto, perché sembra che più nessuno abbia voglia di ascoltare ed ancor meno, di obbedire, a qualcuno di diverso da se stesso, ma ecco che la stessa Parola ci spronava dicendo “non è cosa troppo alta o lontana… la Parola che ci dà Dio è una parola molto vicina a te”: perché la sua sintesi è l’amore, e tutti viviamo per amare ed essere amati! L’amore al prossimo che si manifesta in quella famosa legge aurea: “non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te e fai a gli altri…”, una legge che parla di perdono, pace, umiltà, cura …sono queste, tutte cose che fanno bene e piacere a tutti, proprio tutti! Non sono parole lontane o campate in aria o solo per alcune categorie specifiche…

Quella di Dio è una parola già nel tuo cuore e già nella tua bocca: cioè la Legge di Dio è l'espressione di quanto la parte migliore di noi stessi chiede di vivere e attuare… Chi ci ha creati forse non ci conosce? Per questo la seconda lettura sottolineava che “tutte le cose (e anche noi!) sono state create per mezzo di Cristo e in vista di lui…” Un po’ come a dire: Certo che il Creatore conosce la sua creatura! E proprio perché sa di quale pasta siamo fatti, ci suggerisce di ascoltare e obbedire le istruzioni d’uso per la vita e ci dice: “Ama il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso”.

Se come il levita e il sacerdote ci illudiamo di amare il Signore e poi “passiamo oltre al nostro prossimo”, non stiamo attuando la volontà di Dio!

Solo se avremo il coraggio di fermarci a curare gli altri, guariremo anche noi stessi e saremo al centro della volontà del Padre! E questa possibilità, nel brano evangelico, è data non sui libri, o sul pulpito, ma “per strada" e “per caso”… attraverso le circostanze impreviste della vita, nello spazio tra il tempio e la casa propria. Potremmo dire nella strada che percorri tra la chiesa e casa tua…

In quella Gerusalemme-Gerico, scende un samaritano, che era considerato come un pagano, un “eretico”. Eppure paradosso dei paradossi, è proprio lui, uno straniero, a rendere il vero culto a Dio, perché? Perché sa rendere il vero culto all’uomo. È lui che sa amare Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutte le forze, con tutta la mente, perché? Perché sa soccorrere questo moribondo con opere di misericordia. Vengono utilizzati qui dieci verbi che dipingono l'amore: lo vide, si mosse a pietà, scese, versò, fasciò, caricò... E’ il nuovo decalogo. Sant’Agostino diceva: “Percorri l'uomo e arriverai a Dio”.

A volte mi domando … ma Cosa sarebbe cambiato se il levita e il sacerdote si fossero accorti che quell’uomo mezzo morto era un loro amico, il loro figlio, o parente, la persona amata… E riflettiamo sul fatto che a tutti può capitare, per mille motivi, di ritrovarsi mezzi morti sulla strada.

La parabola del Vangelo di Luca è un invito a guardare le cose a partire proprio da questa situazione di precarietà e sofferenza condivisa: Chi non si ferma davanti alla vulnerabilità dell’altro e passa oltre, vive ingannando se stesso, non ha capito la vita, e non eredita! Il samaritano riconosce nelle ferite dell’altro la sua stessa possibilità di essere ferito. In quella vulnerabilità vede uno come lui, come san Francesco davanti al lebbroso. E pur non avendo studiato teologia, pur non frequentando la chiesa, quel Samaritano, compie la volontà di Dio guidato unicamente da un sentimento di compassione e misericordia.

Così “tuo prossimo” non è colui a cui tu dedichi le tue attenzioni, ma “prossimo” SEI TU quando ti prendi cura di un uomo; il cuore della questione non è tanto “chi tu ami,” ma sei “tu” quando ami.

Il Signore non tollera tutti quei formalismi esteriori che vengono usati come scappatoia comoda per sentirci apposto, ma invita a lasciarsi toccare dai problemi altrui, a sporcarsi un po’ le mani versando olio e fasciando ferite, a pagare qualcosa di persona al locandiere… Il samaritano eredita vita eterna perché é mosso a compassione, ed è mosso a compassione, perché morso nelle viscere… Da quali sentimenti sarà scosso il nostro stomaco quando usciremo di qua… quando accendendo il televisore sentiremo di altri barconi o degli attentati assurdi in un bar, o di tante e tante ingiustizie… O quando incontreremo per caso, sulla nostra strada un uomo mezzo morto nel corpo o nello spirito? E se quell’uomo fosse Cristo sulla via del Calvario?


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