GESÙ È VIVO, SE VIVE IN TE - XII Tempo Ordinario (Anno C)

C’è una domanda cruciale che la liturgia oggi ci rivolge: “Ma… chi è Gesù??”.

E Le domande ci obbligano a cercare dentro noi stessi. E per rispondere a questa domanda il Vangelo di oggi, ci fa partire da un luogo, che è il luogo da cui ripartire ogni giorno, il luogo delle domande importanti, il luogo della verità, il luogo del dell’incontro confidenziale e intimo e del riconoscimento reciproco tra noi e Gesù: la preghiera. “Gesù si trovava in luogo solitario, a pregare”. Quante volte incontriamo persone sfiduciate, cristiani che non sanno più dare risposta a questa domanda, persone che non sentono più l’amore del Padre, e che magari lo vanno a cercare in ogni dove, ma poi scava scava non vanno mai, o molto raramente, nel luogo privilegiato chiamato preghiera… Non saprò mai chi è Gesù se non prego!

Anche Gesù ha bisogno di pregare, rivestirsi di Dio, delle parole del Padre, proprio come noi, ci diceva la Lettera ai Romani, siamo chiamati a nostra volta a rivestirci di Cristo! Come riconosciamo i cristiani? Dall’abito che indossano!!… non si tratta qui di tailleur o giacca e cravatta, l’essere sbracciati e scollati o dalla gonna sopra o sotto il ginocchio… La lettera ai Colossi lo spiega bene: “voi battezzati, vi siete spogliati dell’uomo vecchio con tutte le sue azioni e avete rivestito il nuovo…” Abbiamo cioè indossato la croce, preso la nostra croce…

La croce, dice d. Tonino Bello, noi l’abbiamo attaccata con riverenza alle pareti di casa nostra ma non ce la siamo piantata nel cuore. È il gesto che talvolta svuotiamo e rendiamo scaramantico che accarezza le nostre spalle ma che poco penetra nel cuore…

Ma quando parliamo di croce, non intendiamo il cumulo delle cose brutte che ci hanno colpiti. La croce è il Vangelo, la sua logica. E noi non possiamo assumere il modo di pensare del Vangelo se non perdendo un po’ di noi stessi, della nostra autosufficienza, della nostra supponenza… d’altronde la lampada dà luce solo se perde e consuma l’olio e il sale dà sapore solo quando si perde e non lo vedi più: non possiamo pensare di amare senza perdere qualcosa di noi! Sarebbe un po’ come se uno in eccesso di peso andasse dal nutrizionista sperando che lo confermi nella sua alimentazione e magari gli aggiunga dolci, patatine fritte e bevande gasate. Non cambia il proprio peso senza una morte: l’esercizio fisico, la rinuncia a certi cibi… Chi ha provato a mettersi dieta lo sa… e chi ha provato ad amare sa quanto sia difficile amare pensando di poter continuare a rimanere gli stessi di sempre. E allora arriviamo alla vera domanda...

Ma “La gente chi dice che io sia?”. La gente di allora risponde: Il Battista, Elia, insomma un precursore, un profeta… La gente continua a proiettare su Gesù schemi vecchi che non permettono di cogliere la novità della sua persona. Stanno ancora aspettando qualcuno che li salvi e li liberi… Un po’ come quando noi partecipiamo all’eucaristia, ascoltiamo la Buona Notizia del Vangelo, ci accostiamo al pane di Vita, e poi usciamo dalla chiesa come se non fosse successo niente, come se tutto fosse identico a prima!

“Ma voi chi dite che io sia”… è una frase che inizia con il MA, un’avversativa, quasi in opposizione a ciò che dice la gente, per dirci: “non accontentatevi di una fede degli altri… di massa… di una fede per sentito dire”…

Gesù non ha bisogno dell'opinione dei suoi apostoli per sapere se è più bravo dei profeti di ieri, ma vuole accertarsi che Pietro e gli altri siano degli innamorati che hanno aperto il cuore. La relazione è questione di cuore, di tempo, di cura, di attenzioni, di dialoghi… Gesù è vivo solo se è vivo dentro di noi. Allora davvero il nostro cuore può essere la serra dove cresce e vive Dio o la fossa dove lo facciamo morire…

E per tutto questo il maestro pone di fronte ad una scelta… non invita a fare qualche sacrificio in più degli altri, a cercare le sofferenze, ma esige che SI PRENDA LA PROPRIA CROCE, che non ci si lasci più guidare da una generica fede di massa e dalla ricerca del proprio tornaconto, e che ci si coinvolga in prima persona, e che non si faccia più a meno di lui… E tutto questo -diceva la parola - non una tantum, non un giorno alla settimana, ma “ogni giorno”. E’ nell’ogni-giorno che si verifica il nostro battesimo, ed è ogni giorno che la mia vita può incontrare il Signore e cambiare.

Se sarà così, TU sarai la risposta a quel “la gente chi dice che io sia” perché quando ti incontreranno potranno dire: Oh quanto Dio MI ama” e non solo è un “cristiano guarda quanto AMA Dio o quanto Dio lo ama”. Ma chiunque potrà dire: Quanto Dio mi Ama! Vi riconosceranno e mi riconosceranno dall’abito, vi riconosceranno e mi riconosceranno da come vi amerete, perché Dio è amore.


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