IL NOSTRO DESIDERIO = LA SUA VOLONTÀ - VI Pasqua (Anno C)

Sappiamo tutti quanto non sia facile il distacco, quanto sia doloroso dirsi addio. E se noi pensiamo ai discepoli, vediamo come abbiano vissuto un distacco alla seconda potenza… il maestro, il Messia, il Salvatore, è stato loro strappato via in modo brutale e violento, e dopo tre giorni se lo ritrovano vivo in mezzo a loro, ma quella presenza - sappiamo - è ancora una volta destinata ad un distacco, che farà riaprire per la seconda volta la ferita dei discepoli. Ma questa volta come balsamo ricevono un unguento che non farà vivere loro la sindrome dell’abbandono perché lo stesso Gesù fa un testamento molto particolare: lascia come sua stessa eredità l’olio dello Spirito Santo, che sarà la Sua presenza viva ed operante in mezzo a loro, in mezzo a noi. Lui in noi in un modo del tutto particolare, Lui “per sempre in noi” in un modo misterioso: insegnandoci e ricordandoci (queste le due azioni peculiari dello Spirito) la volontà del Padre. Gesù chiede ai suoi discepoli di non perdere la memoria della loro relazione - “fate questo in memoria di me”: per questo riceviamo lo Spirito, lo stesso principio vitale della vita di Dio, per essere portati a compiere le stesse opere di Gesù, per scegliere lo stile di vita di Gesù, questo Gesù che non è mai da solo, non si presenta mai in solitaria, ma che è sempre in relazione con il Padre. “Chi vede me, vede il Padre che mi ha mandato, chi ascolta me, ascolta il Padre” (cfr. Gv 12,45) Gesù non si percepisce mai come assoluto (cioè sciolto da legami), ma sempre in relazione con il Padre e con i fratelli, per questo il comandamento unico è “l’amore a Dio e ai fratelli”.

Allora se rimaniamo in questa relazione diventiamo come il Padre liberatori di vite, liberatori dell’uomo.

Quand’è l’ultima volta che con le mie relazioni ho dato vita, ho liberato vita, o quando la mia persona ha solo cercato di attirare su di sè, legare a sè, quando ha dato dipendenza, schiavitù?? Il segreto per delle relazioni libere e liberanti è viverle nel Signore! Amare nel Signore!

Quando ami una persona, sembra non bastino mai le parole per dire tutto quello che si ha nel cuore.. E si dice che tra il dire e il fare ci sta di mezzo… il mare! Noi vogliamo attestare che tra le parole che dicono la relazione e la relazione sta lo Spirito Santo… uno spazio che - diceva il Vangelo - deve essere abitato dalla presenza del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo… Il Signore ci insegni a dialogare con Lui, ci insegni a parlare alla parte spirituale dell’altro, alla profondità dell’altro, alla verità dell’altro…

Tutte le opere che facciamo sono per loro natura incompiute; la teologia di un tempo parlava di “realtà penultime”, cioè il nostro agire non può portarle a compimento definitivo; la realtà ultima è compito del Signore perché solo lui può realizzare in maniera piena, ma tutto il resto può diventare ed essere il mezzo attraverso il quale invocare lo Spirito Santo quale sigillo di questo compimento, in quanto Spirito dal Padre e dal Figlio, e questo farà diventare tutto una invocazione del cielo… della Gerusalemme del cielo… questo luogo di pace per ogni uomo, questa città bellissima descritta nella Seconda Lettura, che ha tante porte (12) disposte nei quattro punti cardinali… a ricordarci che ci sono tanti punti di acceso. Questo ci vuole ricordare il giubileo della misericordia - tanti punti d’accesso... ciascuno ha il proprio percorso spirituale, perché in tanti possano entrare… ma dobbiamo ricordarci che una è la porta delle porte!

Fratelli, la vera porta santa da varcare è Colui che si presenta dicendoci “Io sono la porta!”… è Gesù! Altrimenti potremo varcare cento porte sante delle nostre cattedrali ma non cambiare nulla in noi, e saremo come i protagonisti della nostra Prima Lettura intenti a inscrivere la salvezza in una pratica esteriore rituale religiosa: cosa mangiare, circoncidersi sì o no…

Solo nell’amore, solo nello Spirito del Risorto il nostro desiderio e la SUA volontà cominceranno a coincidere.

Chi ha fatto l’esperienza di sentirsi amato non si porta nel cuore il turbamento, la paura, ma la pienezza… dove anche il distacco diventa una comunione nuova. E allora sarà vita piena, vita beata, vita nella pace…


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