TENTAZIONE: RISPEDITA AL MITTENTE - I Quaresima (Anno C)

E la Chiesa ci mette a disposizione 40 giorni, dove attraverso carità, digiuno e preghiera, possiamo crescere nella fede, rinforzare gli addominali dello spirito, i muscoli del cuore. Il profeta Isaia dirà che arriva un tempo nel quale “Irrobustite le mani fiacche, rendete salde le ginocchia vacillanti” (Is 35,3). Ci piace pensare alla Quaresima come ad una vera e propria cardioterapia che trova nel deserto, nella prova, la sua palestra. Per l'evangelista Luca è lo stesso Spirito a condurre Gesù nel deserto, un po’ come a dire che questo tempo di deserto non è solo negativo e non è un abbandono, ma un’esperienza nello Spirito, ne abbiamo bisogno per ritrovarci un po’. E questo programma intensivo non a caso dura 40 giorni. Un numero importante per la Sacra Scrittura: per preparare una umanità nuova il diluvio universale durò 40 giorni e 40 notti; il popolo di Israele passò 40 anni nel deserto per prepararsi all’entrata nella Terra Promessa; 40 giorni fecero penitenza gli abitanti di Ninive per ricevere il perdono da Dio; 40 giorni e 40 notti camminò Elia per raggiungere il monte di Dio. Sono 40 giorni all’ombra di esperienze importanti e meravigliose come queste che ci parlano di cambiamento, rinnovamento, di incontro profondo con Dio, che per noi oggi possono diventare occasione favorevole, tempo di grazia per rafforzare la nostra fede e non tanto il momento per fare un po’ di dieta. Sicuramente anche noi abbiamo iniziato questo tempo forte con dei propositi, forse qualche fioretto ma il senso non è quello di riprenderci dai chili di troppo accumulati nelle festività natalizie e nel carnevale! Certo, anche da questo possiamo imparare perché - non so se avete notato - ma ogni qualvolta prendiamo un impegno piccolo o grande che sia, là sorge immancabilmente la tentazione... Per questo la liturgia ci fa sempre iniziare la Quaresima raccontandoci le tentazioni di Gesù... Sentite la concretezza della Parola... il libro del Siracide dirà: “figlio se vuoi servire il Signore preparati alla tentazione” (2,1 ss.). Le tre tentazioni che toccano Gesù, toccano le relazioni fondamentali di ogni uomo: ognuno è tentato verso se stesso: “Gesù devi fare attenzione alla tua alimentazione (!)”...ma perché faticare per portare a casa il pane, basta trasformare magicamente le pietre! E poi la tentazione verso gli altri e le cose, in quel desiderio di avere... avere potere per dominare, controllare il regno degli altri... fino alla tentazione di arrivare a comandare persino allo stesso Dio: “Gesù guarda che se fai qualche miracolo eclatante, tipo buttarti dal pinnacolo del tempio per farti soccorrere dagli angeli, potresti riempire le sinagoghe e gli stadi, puoi fare più del 50% di share, altro che Sanremo!” Ma un miracolo potrebbe essere molto efficace dal punto di vista mediatico, ma in realtà non cambia i cuori!

E il diavolo ripropone a Gesù il medesimo cammino di Adamo ed Eva... per dire "uomo non lasciare a Dio di essere Dio, ma diventa tu stesso dio così puoi finalmente sbarazzarti di Lui e delle sue parole". E qui nel suo esatto contrario: “Ascolta Gesù non essere troppo umano, non essere troppo dalla parte degli uomini, ricordati che sei il figlio di Dio e sei qualcosa di “altro, di diverso” da questi poveracci... se vuoi ti basta schioccare le dita per fare pietre come pane, per avere ai tuoi piedi ogni regno, per volare su degli angeli”. E invece Gesù rispedisce la tentazione al mittente e sceglie di percorre la stessa fatica di ogni uomo: come dice l’autore della Lettera agli Ebrei, “Gesù (proprio) per il fatto di essere stato messo alla prova, è in grado di venire in aiuto di coloro che subiscono la tentazione” (Eb, 4,15; 2,18).

E la tentazione delle tentazioni del diaballon - il diavolo - che significa “il divisore”, è proprio quella di separare Gesù dal Padre (“se sei figlio...”) la tentazione di separarci, volerci staccare dal bene, da Dio stesso con quella prova del “SE”, del DUBBIO che poi si trasforma in dubbio continuo su tutto e su tutti. Spesso, sapete, la nostra infelicità non è dovuta tanto alle nostre fatiche o difficoltà ma al non rimanere in comunione con Dio e fra di noi. E dietro quel “SE” ognuno può diventare tentatore di Dio: “Se sei il figlio di Dio fammi, dammi, risolvimi i problemi, manda i tuoi angeli, come con un colpo di bacchetta magica”. Ma questa non è la modalità della fede, ma piuttosto lo stile che vuole fare la caricatura di Dio! E allora figlio ricordati che anche se siamo duemila anni dopo quelle tentazioni di Gesù, ancora oggi la vita non è garantita semplicemente se la si mantiene in vita con il cibo, c’è un di più! Io non vivo solo della mia pancia piena e delle mie soddisfazioni, ma anche e soprattutto del rapporto con Dio. E allora la tua preghiera possa essere “Io ho Dio, sto con Lui, mi rimetto ai Suoi tempi e ai Suoi modi e in Lui sono sazio, so chi sono, e non manco di nulla!!… E per questo ho fiducia di portare su questo altare, come invitava a fare la Prima Lettura, le primizie e non solo il superfluo: tutto quello che sono, tutto quello che ho, perché so che nessuno se ne può prendere cura più e meglio del Padre, nelle cui mani rimetto la mia vita.


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