NON "GETTARE LA SPUGNA", GETTA LE TUE RETI! - V Tempo Ordinario (Anno C)

La Parola di oggi vuole toglierci da quel torpore che spesso ci fa perdere il gusto delle cose di tutti i giorni. È una Parola per tutti quelli che come Simone e come Isaia sono rassegnati alla routine, alla quotidianità. Per tutti quelli che quando si svegliano al mattino anziché lodare Dio per il nuovo giorno dicono “uff…che noia”. Per coloro che non credono più nel bacio che diamo per augurare il buongiorno, che non credono più al senso di quel gesto ripetitivo che ci fa accendere il gas sotto la solita caffettiera mezza consumata, ma che non buttiamo perché dicono che il caffè è più buono. Per quelli che presi da questo vortice di ottimismo - sono ironico - si sono annoiati persino del Signore e non credono che sia in grado di fare qualcosa di inaspettato, qualcosa di importante per la propria vita.

È una Parola per tutti quelli che dicono “sono stufo di tornare a casa con le mie reti vuote”, sono stufo di “andare al tempio e di non sentire Dio”.

Quella mattina a Isaia (Prima Lettura) e Simone (Vangelo) capita qualcosa di diverso e vedono la gloria di Dio. Ma per vedere la gloria di Dio, per conoscere il Dio della Misericordia occorre vivere la loro stessa contrizione: “Allontanati da me, che sono peccatore”...E come arrivano a questo? Come si capisce che stiamo sbagliando??

Spesso noi facciamo capire un errore rimproverando fino ad umiliare, sgridando fino ad urlare. Gesù lo fa capire per confronto, per stupore, per sovrabbondanza. Ti fa vedere la sua bellezza e la bellezza della vita, quello che ti stai perdendo, ti fa sentire l’abbondanza dell’amore e questo imbarazzo ti può far cambiare. E quando ti accorgi di tutto questo, ti senti davvero piccolo: è questa la sensazione di indegnità del profeta Isaia Signore: “allontanati da me, perché sono un peccatore” (cf. Is 6,5). È la stessa consapevolezza che fa esclamare a Paolo: ”Io infatti sono il più piccolo tra gli apostoli e non sono degno di essere chiamato apostolo” (1Cor 15,9), a Geremia: “sono troppo giovane” (Ger 1,6), e a Mosè: “io sono impacciato di lingua”. ( Es 4,10). Qualcuno magari sta dicendo "io non sono degno di essere qua, di fare la comunione"...e se qualcosa nella tua vita ti sta facendo dire “ho faticato ma non ho ottenuto nulla”, è il momento NON di gettare la spugna, ma di gettare le tue reti, è il tempo di rilanciare e rispondere al tuo sconforto, al “Basta” della tua depressione, l’ancòra di Dio...che diventa la tua àncora! E il Signore ti farà ricominciare proprio con laddove hai fallito, laddove ti sei arenato...

Per Simone si apre una possibilità. Fino ad allora era stato solo un pescatore, ora sarà pescatore di uomini. Per Isaia si apre una possibilità: prima era un uomo dalle labbra impure, ora sarà profeta, bocca di Dio. Per Paolo si apre una possibilità: prima era un persecutore, ora sarà un suo discepolo.

Cosa bisogna fare per vivere tutto questo? Semplicemente obbedire! Perché di razionale, di matematico qui non c’è nulla. La ragione mi dice che è una richiesta assurda quella di ricominciare a gettare le reti, ma se abbiamo imparato a conoscere il Signore, sappiamo che - per quanto assurde - le sue vie sono sempre un po’ meglio delle nostre e quindi "nella fiducia getterò le reti"... "Lo farò perché tu non deludi mai!"

Per un gruppo di pescatori tutto comincia in una notte di fallimento, una notte sprecata. E quel Gesù li affida come ad un nuovo mare... “ma scusa l’ho battuto centimetro per centimetro tutta la notte... è lo stesso mare di qualche minuto prima!"... ed è vero! Però la differenza non è in quelle acque ma in Gesù che è su quella barca, che è con loro a condividere il lavoro, la fatica, il sudore con loro... “Sulla tua parola”... che vuol dire “lo faccio solo perché lo dici tu”, perchè “Credo in te Signore”, Noi questo “credo” lo ripetiamo in ogni liturgia domenicale MA oggi il Signore lo rivolge a noi. Dice “Io credo in te”, dice di credere in noi, malgrado i nostri difetti. Credo in te... puoi essere un buon figlio, un buon marito, una buona moglie, un buon amico, un buon cristiano... il Signore crede in noi e sale sulla nostra barca... “Signore vogliamo vedere le nostre reti rompersi per l’abbondanza del tuo amore”.


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