LA PAROLA: PRIMA PIETRA PER LA RI-COSTRUZIONE - III Tempo Ordinario (Anno C)

E la liturgia di questa domenica mette al centro LA PAROLA.

Dopo quasi un secolo dall’esilio, il popolo di Israele è ancora in profondo subbuglio e Neemia il sacerdote va a cercare tra le macerie del tempio distrutto, distrutto come le persone che hanno subito un dramma. Va a cercare i rotoli della Legge; capisce che per dare una svolta e ripartire, per ricostruire su quelle macerie occorre che la PAROLA sia la prima PIETRA. Nei nostri tanti “ricominciamenti", o propositi di ripartire da capo, dopo una lite, una rottura, una crisi, mettiamo sempre un po’ di premesse, dichiariamo un po’ di condizioni, diciamo: “va bene però occorre essere sinceri... è necessario ascoltarci... per prima cosa la verità, il rispetto”. Ecco tutto questo nella Prima Lettura viene riassunto dicendo che “è necessaria la PAROLA di Dio”. È attorno a questa Parola che il popolo può trovare il suo centro, il punto in comune, il punto di partenza e il punto di arrivo!

E si presenta loro una lunga liturgia "dalle prime ore del mattino fino a mezzogiorno"... e succede qualcosa di meraviglioso, talmente bello da meritare di essere riascoltato: "Tutto il popolo tendeva l’orecchio al libro della legge e diceva: «Amen, amen», alzando le mani, si inginocchiarono e si prostrarono con la faccia a terra dinanzi al Signore. Tutto il popolo piangeva, mentre ascoltava le parole della legge." Un po’ come a riconoscere: “Signore ci stavamo dimenticando di te… sommersi da tante altre parole, soffocati dalle tante altre preoccupazioni, Signore ci stavamo dimenticando di preoccuparci della tua Parola...”

E anche l’Evangelista Luca mette al centro la Parola di Dio, dichiarandoci "tutta l’attenzione del suo lavoro di studio e raccolta", facendoci capire che anche noi siamo chiamati ad un lavoro personale di approfondimento della Scrittura per poterci rendere conto della “solidità degli insegnamenti”, per non dimenticare le sue Promesse, E quali sono queste promesse?

Gesù proclama oggi l’oggi del Giubileo della MISERICORDIA, un anno di GRAZIA, un anno di LIBERAZIONE: “portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi e proclamare l’anno di grazia del Signore”. E dopo aver letto il rotolo del profeta Isaia proclama con forza che “OGGI (!) SI È COMPIUTA la parola che avete ascoltato”.

E allora può chiudere il libro in santa pace e dire che tutto è compiuto, che c’è tutto, che in Lui è ricapitolato tutto: è Lui l’alfa e l’omega, la prima e l’ultima lettera di quella Parola! In Lui è finita ogni schiavitù, ogni diseguaglianza...condonato ogni debito! E anche se nei nostri oggi continuano le cattiverie, le guerre, le tragedie e le stragi, noi siamo fatti per l’oggi di Dio, e in tutto questo rimarremo in piedi e più che vincitori per virtù di colui che ha già vinto tutte queste cose.

E se quella salvezza era oggi per il povero, bene è il momento di smettere di fingere di essere ricco... non è vero che sei apposto così, e benedici per essere povero, chiedi di essere SVUOTATO per essere votato e riempito dalla grazia... perché oggi quella povertà che probabilmente ti fa essere in questa chiesa è la tua salvezza, perché se sei saccente non ti si può dire nulla e innalzi dei muri invalicabili!! E ancora: non pensare che siano sempre gli altri i ciechi e smetti di illuderti di vedere bene, perché magari hai studiato, hai un titolo, o perché hai iniziato a lavorare quando avevi 15 anni... perché come diceva s. Francesco "l’uomo vale quanto vale davanti a Dio"! Se questa salvezza “è oggi” per i prigionieri, io voglio smettere di illudermi di sentirmi libero perché posso fare quello che voglio, e voglio fare ciò che al Signore piace, voglio fare verità e metto sul piatto le mie schiavitù.

Se Gesù ti parla di “OGGI” perché tu continui a rispondergli “domani”, “forse un giorno”? Perché continui a rimandare?...non fare domani quello che puoi fare oggi!

L’oggi del Signore non ti raggiunge come un ricatto, come una scadenza per una bolletta dopo la quale ti raggiunge l’avviso di mora... ma con un avviso di amore impaziente, un surplus di luce e speranza! E allora non rimandare, ma rispondi come il popolo di Israele in assemblea “Amen Amen” cioè “Sia fatta la tua Parola, sia così! Io ci sono! E sono grato perché ora so che tu ci sei sempre stato e sempre ci sarai!! Amen Amen!"


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