NON SOLO FUMO... MA ANCHE "CARNE" - II dopo Natale (Anno C)

All’inizio di ogni nuovo anno si fanno tanti progetti, sogni, propositi... si pensa di avere individuato quelle due o tre cose che faranno la differenza nella nostra vita e che renderanno l’anno migliore, la vita piena e felice... Poi ci si rende conto che gli imprevisti sono sempre tanti, che siamo fragili e stanchi, che spuntano fuori quei “ma chi l’avrebbe mai detto”, quelle variabili che magari non dipendono da noi e dai nostri sforzi. Tutte cose che ci ricordano che se non si coglie davvero il senso profondo delle cose, il senso della vita, quello che la Scrittura chiama “la Sapienza dei giorni”, un qualcosa che rimanga sempre e comunque valido, solido, stabile, sicuro e vero, si può rimanere spesso con l’amaro in bocca, delusi, affranti, infelici e depressi, vuoti. L’inno alla Sapienza divina, che abbiamo accolto nella Prima Lettura, è un inno alla profondità, un invito ad aprire gli occhi, a cercare in tutte le cose quel qualcosa che sappia andare al di là, al di là dell’apparenza e dell’immediatezza... e che possa rimanere per sempre lo spazio di Dio, che possa parlare al cuore e riempirlo. Questa è la sapienza elogiata come Colei che con principi veri e nuovi indica la via della Vita, la via per concludere qualcosa nella nostra storia (!), per non essere solo fumo e niente arrosto, ma per mettere carne alle teorie, ai sogni e alle parole. Abbiamo sentito che la Sapienza ha messo le sue radici in mezzo a noi: è tempo di mettere noi le nostre radici in Lei.

La liturgia della Chiesa nella messa del primo gennaio, fa iniziare il nuovo anno sotto il segno della benedizione; oggi la Seconda Lettura ci ricordava ancora una volta che quella benedizione è per noi, ma mentre prima, nell’Antico Testamento, la benedizione era l’abbondanza dei beni materiali (la terra, un figlio, la prosperità del raccolto), ora in Cristo riceviamo - diceva la Seconda Lettura - “benedizioni spirituali“ che non sono in contrapposizione a quelle materiali, ma dicono una vita che va oltre gli orizzonti e gli schemi di questo mondo e che mette in conto non solo la sapienza umana, il denaro, la scienza, il progresso e la tecnica (cose meravigliose per le quali benedire Dio!), ma che non devono farci dimenticare il resto. Salomone, figlio di Davide, affermava: “anche il più perfetto tra gli uomini privo della tua sapienza sarebbe stimato un nulla” (Sap 9,6). Ed è lo stesso Salomone che riteneva impossibile che Dio potesse dimorare sulla terra “Ma è proprio vero che Dio abiterà sulla terra? Ecco, i cieli e i cieli dei cieli non ti possono contenere; quanto meno questa casa che io ho costruita!” [8])… e sarà lo stesso Salomone a chiedere a Dio in dono proprio la Sapienza, quella Sapienza che oggi si inchina su Gesù bambino. E così troviamo nel Vangelo di oggi, già presentato nella liturgia del giorno di Natale, un vero e proprio inno all’Incarnazione-della-Sapienza-divina. Questa sapienza fatta carne che vuole dirci il cuore profondo di Dio, la sua volontà, la sua intenzione, ciò che Dio ha pensato per noi quando l’essere era ancora avvolto nel grembo del nulla: questa sapienza ha messo definitivamente la sua tenda in mezzo a noi. Dio in Gesù, è l’Emanuele, il Dio con noi! E da qui parte la nostra familiarità, l’intima parentela con il cielo, con Dio stesso, tanto da essere “figli adottivi”. Da allora Credere non vuol dire semplicemente che Gesù sia Signore e Salvatore, ma riceverlo, accoglierlo, incontrarlo volentieri nella nostra vita come il solo che davvero possa illuminarla e restituirla al suo “principio”. Quell’ “’in principio” vuol condurre al “per sempre”, un “per sempre” pieno di senso anche in mezzo alle tenebre perché c’è una luce che le tenebre non potranno mai soffocare(!), una luce che però per farsi carne esige la dimensione del “d’ora in poi”... e d’ora in poi non potrà più essere come prima! Cristo nasce perché io Ri-nasca, perché io nasca dall’alto: nuovo e diverso. E perché anche noi non ci troviamo dalla parte di quelli che “non l’hanno accolto!” è richiesto il coraggio di prendere in mano la propria fede: è tempo di pienezza, tempo di misericordia, dove il Signore Gesù deve ritornare ad occupare un posto centrale nelle nostre case, nelle nostre famiglie, nella relazione fra marito e moglie, nell’educazione e relazione con i figli. È urgente riscoprire lo spazio della preghiera insieme e della lode, della carità e del perdono. Per tutto questo occorre non perdersi per la strada dei ragionamenti ingannevoli, ma più concretamente guardare “con sapienza” a Gesù: osservare quello che fa, ascoltare quello che dice, che cosa insegna, come si comporta, come ama, come nasce, come vive e come muore. E questo mistero ci ricorderà che a Natale il tempo è diventato fecondo, le profezie si sono compiute, la Sapienza si è incarnata, e in quel neonato nato sotto la Stella, uomo e Dio sono divenuti una cosa sola “in principio e per sempre” e… “d’ora in poi” non si potranno mai più separare Dio e l’uomo.


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