MARIA E GIUSEPPE: UNA COPPIA IN CRISI - S. Famiglia (Anno C)

E dopo la nascita del bambino Gesù, l’attenzione non può che focalizzarsi sui genitori, su chi si prende cura di quel bambino, che è bisognoso di tutto e ha necessità di imparare tutto. La festa della Santa Famiglia ci ricorda che il mistero di Dio trova la culla sicura e necessaria proprio nell’amore di un uomo e di una donna, la famiglia, e che nella Bibbia la famiglia è il segno per eccellenza della presenza e della relazione con di Dio. Sono continui i rimandi all’amore di Dio, al Regno di Dio, al rapporto che Cristo ha con la sua Chiesa... Oggi la Chiesa ci vuole ribadire che nella misura in cui funzioneranno le dinamiche interne familiari, funzionerà il Vangelo; noi potremo scorgere ed imparare qualcosa di inerente a Dio e così la casa può diventare, nelle cose di tutti i giorni, la prima scuola di teologia! Cosa bellissima ma anche difficilissima e di grande responsabilità, che oggi in modo del tutto particolare ci chiede, ci obbliga (!) a pregare per le nostre famiglie e anche e soprattutto per quelle che stanno attraversando un momento di difficoltà e dolore, per quelle famiglie dove di Dio non c’è neppure l’ombra... E vogliamo fare tutto questo con fede portando come offerta su questo altare le famiglie della nostra comunità perché il Signore le possa salvare e fortificare! In fin dei conti oggi il Vangelo ci ha presentato una famiglia in crisi, una coppia in grande difficoltà, perché al di là di tutto quello che Maria e Giuseppe hanno dovuto affrontare sotto gli occhi indiscreti e le malelingue del paese, qui c’è un’ennesima prova: la prova del figlio. Si dice infatti che Maria e Giuseppe non lo capiscono! Gesù che si sta avvicinando all’età matura della fede sembra vivere una crisi adolescenziale, sembra disobbedire, ribellarsi, scappare: “Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?»... Arriva anche una risposta dura!

Lo sapevano bene, certo, ma non lo sapevano in questa maniera... non lo pensavano così presto! Per ogni genitore c’è un “non-sapere” nei confronti del figlio, un non sapere i tempi, un non conoscere le intime emozioni e i segreti del cuore. Un figlio è sempre oltre il progetto del genitore, oltre la sua “proprietà”, i suoi sogni e le sue aspettative. Il figlio non è la fotocopia del padre e della madre o la proiezione dei nostri desideri. Questa pagina ci richiama una cosa che oggi dimentichiamo molto spesso e che forse in pochi hanno il coraggio di insegnare ai propri figli: non basta per consolarsi dirsi che certo ogni figlio è fatto a suo modo, ha in sé i suoi doni, il suo carattere, i difetti (che solitamente ha preso dall’altro genitore !) ma quanto che in ogni creatura c’è anche una parte misteriosa ed intima che è la sua relazione con Dio, con la sua parte spirituale. Questo è il regalo più bello che possiamo far trovare sotto l’albero ai nostri figli: genitori e famiglie che si amano e che si dichiarano sotto l’amore del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, che vanno avanti con la forza della fede, che sanno superare le prove con la sapienza della Parola, che sono capaci di raccontare le grandi opere che Dio ha compiuto nella loro vita quando hanno saputo arrendersi all’amore, quando hanno saputo perdonare e perdonarsi, quando hanno saputo fidarsi e investire tempo per curare le relazioni e la fede... che è una relazione!

Anche Maria e Giuseppe hanno dovuto imparare tutto questo, imparare il coraggio di Anna (di cui ci ha parlato la Prima Lettura) che esaudita dopo anni di preghiera incessante, ottiene in dono un figlio e lo consegna e ridona al Signore, perché un figlio “ è un dono” e non una “pretesa”, non “un affare scontato!”, “non una cosa nostra!”. E perché ancora come si dirà in un’altra pagina della Scrittura “si deve obbedire prima a Dio e poi agli uomini” (At 5,29)... cioè in ogni vita Dio dovrebbe avere la priorità, quello stesso Dio che fra le altre cose ci darà come comandamento quello di onorare il padre e la madre! E il cerchio si chiude: infatti la pagina del Vangelo si concludeva dicendo che “Gesù tornato a Nazareth stava sottomesso ai suoi genitori”. Forse che quell’obbedienza che noi cerchiamo di inculcare con tutti i metodi educativi possibili ed immaginabili, Gesù l’abbia imparata dal cuore stesso di Dio!?!? Occorre insegnare ai nostri figli che oltre alle tante vie per realizzarsi e fare soldi e cominciare da subito con la pensione integrativa e le assicurazioni, c’è una garanzia ben più seria che troviamo sulla strada che conduce al tempio, a Gerusalemme, per fare come famiglia un pellegrinaggio che ci porti a meditare e pregare la Parola di Dio, a sentire le cose di Dio nelle cose degli uomini, a portare a casa sì il pane quotidiano ma condito e accompagnato dalla Presenza stessa di Dio. Secondo il vangelo, la famiglia può diventare luogo di santità se non ci si dimentica mai di questa appartenenza a Dio che ci ricorda che siamo tutti prima di tutto figli, ma non semplicemente figli, quanto figli di Dio! E lo siamo realmente! (cfr. Seconda Lettura) Tutto in un amore libero sia dal bisogno di possedere, sia dalla paura di donarsi.

In un momento di silenzio vogliamo chiedere al Signore di benedire le nostre famiglie, di portare pace e verità. Nel tempo di Avvento il profeta Malachia ci ha parlato dell’attesa come del tempo nel quale Dio “converta il cuore dei padri verso i figli e il cuore dei figli verso i padri” (Mal 3,24). Il bambino Gesù esaudisca e permetta tutto questo . Pace e santità sulle nostre famiglie.


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