È TEMPO DI SEMINA - XI Domenica del Tempo Ordinario (Anno B)

Secondo una prospettiva umana potremmo dire che per realizzare il Regno di Dio ‘non c’è n’è per nessuno’, un Regno che invece ne ha per tutti… e vuole essere di tutti! Ma davanti all’amore puro e totale, anima e corpo, carne e sangue, come ci è stato narrato e consegnato domenica scorsa, è normale sentirsi sempre un po’ inadeguati. Non a caso le parole della fede invitano a seminare e coltivare la speranza di quel “venga il tuo regno” come “pane quotidiano”. Fratelli e Sorelle, se non curiamo la ‘coltura dell’intimità’ con Colui che ci rende abili e capaci, donandoci di volta in volta la pazienza del contadino e l’abito della festa sponsale, ecco, il Vangelo diventa insopportabile e le sue Parole una convenzione o peggio una gabbia, perché noi non ne siamo capaci, e forse non ne saremo mai pienamente all’altezza… Ma se questo è tutto vero, il profeta ci sfronda da ogni pensiero non opportuno, quasi come a dirci che anche questo modo di rileggersi e guardarsi all’interno dei nostri cammini spirituali è ancora troppo e solo ‘terreno’ (difetta del punto di vista del seme!), e così ci consegna un Dio che dice: “Io umilio l’albero alto e innalzo il basso, faccio seccare l’albero verde e germogliare l’albero secco” … Come in un altro passaggio di cura, il profeta Zaccaria afferma: “non per la potenza né per la forza” (Zac 4,6), non per la forza dei nostri mezzi, non per la potenza delle nostre possibilità, “ma per lo Spirito di Dio! Senza questa forza cosa serve l’abile corsa del cavallo… ? Senza quella presenza a che serve alzarsi di buon mattino e tardi andare a riposare, perché se il Signore non costruisce la casa, invano faticano i costruttori, e i nostri, rimangono semplici edifici di mattoni, e non il suo Regno! (Sono tutte estrapolazioni dai salmi).

Presi in un malato vortice legato al fare, è urgente rivolgersi al “Pronto Intervento” del non-intervento, per entrare in un nuovo rapporto con il tempo, accettando di non essere sempre i supervisori e controllori di tutto. “E Gesù nella barca dormiva!” (cfr. Mc 4, 35) … È necessario smettere di pensare solo alla forza del contadino e concentrarsi piuttosto su quella del seme! Oggi è ascesi astenersi dal fare e fermarsi da tutte quelle azioni che sembrerebbero caritatevoli, gentili, buone, ma che in realtà non sono richieste e non servono a nulla e che equivalgono al continuo andare a riaprire la terra dove si è seminato, per gonfiare velatamente il proprio io di presunzione e illudendo se stessi. A crescere deve essere il seme non la propria presunzione! E il concime più efficace rimane la fiducia, che ci fa essere sempre a disposizione del terreno e del seme, ma accettando anche ‘lo scarto dello scarto’, evangelicamente “l’inutilità”.

Qualche giorno fa abbiamo celebrato il Sacro cuore di Gesù, un cuore mite… ecco la mitezza necessaria per il tempo dell’attesa e la resilienza alle brutte intemperie. Da parte nostra, solo se siamo ‘piantati’ nella casa del Signore, cresceremo come cedri del Libano, belli, forti, maestosi… e perché ciò avvenga serve l’incontro del terreno con il più piccolo dei semi. Questo seme è la parola che stiamo ascoltando e commentando. Allora questo diventa tempo di semina! E lo sviluppo, o meglio, la crescita di questa Parola in noi ci porta a diventare “grandi”. Una grandezza non per sovrastare ma per regalare l’ombra della paternità e della maternità, l’ombra della fraternità.

E quando mancano le forze, ricordiamoci che c’è in azione la forza di Dio che entra nella storia e la trasforma al di là di ogni apparenza.

Certo il Vangelo non è la promessa di successi facili, ma di una meta certa, all’interno di una garanzia: l'amore di Dio verrà meno “Dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia, cresce”.

Continuiamo ora la nostra celebrazione eucaristica e in quel piccolo pezzo di pane proviamo a scorgere il piccolo seme gettato sull’altare del mondo, che chiede di trovare terreno in noi, e liberi dall’esito, ricordiamo che Il Regno rimane innanzitutto opera Sua! In un momento di silenzio rileggiamo le nostre azioni e relazioni alla luce di quanto ci ha insegnato questo seme: forse quel tempo infruttuoso, di silenzio, invisibile, di distanza, di assenza, di vuoto è in realtà il più fruttuoso se interamente accompagnato da Cristo che muore e risorge.

In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura». Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra». Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa. (Mc 4,26-34)
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